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LASCIA LA SCIA: è il momento dell’architettura temporanea [Intervista]

Lascia La Scia team

Prendete tutto quello che pensavate di sapere sull’architettura e mettetelo da parte: grandi edifici, palazzi e ponti fatti per durare centinaia di anni sono da sempre gli oggetti legati all’idea di manufatto edilizio, ma gli orizzonti di questa nobile professione si sono ormai ampliati, andando a colonizzare anche il mondo del temporaneo, del modulare, delle micro-architetture e delle installazioni.

Ed è proprio di questo che si occupano le 5 donne di LASCIA LA SCIA, un gruppo di architetti che ha deciso di ripensare all’architettura in termini di temporaneità attraverso la promozione di forme innovative di progetto, arte e design con particolare attenzione alla sostenibilità ambientale, economica e sociale. Noi di What a Space lavoriamo a stretto contatto con questo ambiente, condividendone valori e ambizioni, ed è per questo che abbiamo intervistato Laura Berni, architetto e interior designer del gruppo fondatore, per scoprire meglio la sua e la loro storia.

Laura BerniCome sei arrivata a fare quello che fai?
“Io sono di un paesino nella provincia di Reggio Emilia, e ho sempre avuto le idee ben chiare su cosa volevo fare da grande, ho sempre amato il mondo dell’architettura e pensavo che Milano fosse la città giusta per seguire questa strada. In particolare la mia passione sono gli interni, e durante gli anni dell’università ho conosciuto diverse persone che mi hanno stimolato, tra cui le ragazze con cui abbiamo deciso di aprire la società e ad una domanda della laurea triennale, un professore mi chiese a quale architetto mi sarei ispirata durante la mia carriera e io ho risposto Franco Albini, che nel dopoguerra ha lavorato molto nel mondo degli allestimenti museali. Questo dettaglio mi è tornato in mente quando è iniziata l’avventura con LASCIA LA SCIA.”

Com’è nata questa avventura (e azienda)?
“L’idea è nata all’inizio del 2011 durante un aperitivo, per cui poco dopo ci siamo ritrovate a creare la nostra identità per il FuoriSalone per cominciare a farci conoscere. Il primo lavoro lo abbiamo poi ottenuto a Giugno lavorando in ritenuta d’acconto. Poi è arrivata la partita IVA e adesso siamo una piccola azienda a tutti gli effetti. Il tutto è nato da una grande voglia di fare e da una passione comune, il lavoro di squadra è fondamentale, lo è stato per partire.”

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Siamo nell’era del temporary: come mai secondo te? Come si inserisce questo trend nel vostro lavoro?
“Una delle particolarità della nostra epoca è sicuramente il modo in cui ormai siamo abituati a comunicare: veloce ed immediato. Questo porta alla necessità di saper generare dei cambiamenti, di pari passo con il modo in cui vengono comunicati. L’arredamento, la disposizione delle cose, le presentazioni… bisogna saperle adattare e modificare come mai prima d’ora. Noi abbiamo cercato una formula dove il vero equilibrio sta nella facilità di cambiamento, e la soluzione temporary ne è la migliore espressione. Alcune parole chiave del nostro mestiere sono “versatilità” e “modularità“, per cui gli stessi elementi possono essere adattati a diversi ambienti.

Inoltre a questa filosofia adattiamo anche la nostra struttura aziendale: a seconda del progetto ci appoggiamo a diverse collaborazioni specialistiche, aumentando o riducendo il nostro team in base alle esigenze di un obiettivo comune.”

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Che tipologia di clienti avete e come misurate le loro richieste?
“Il mondo contract aziendale è uno che sicuramente riusciamo a seguire bene, curando a 360 gradi l’immagine di un’azienda. Noi studiamo il supporto ad un contenuto al fine di valorizzare il brand. In quanto all’approccio, cerchiamo sempre un compromesso tra ciò che ci chiede il cliente e quello che è il nostro gusto. In alcuni casi se si parla di grosse aziende affermate, hanno già un’immagine ben definita e noi ci lavoriamo attorno. L’importante, alla fine, è che a risaltare sia la brand image del cliente, per cui noi dobbiamo scomparire dietro il nostro lavoro.”

Cosa bolle in pentola per LASCIA LA SCIA adesso?
“Abbiamo un progetto che al momento è alle ultime fasi: l’allestimento di uno stand di 250mq alla Fiera di Basilea (Baselworld), la fiera di gioielleria più grande d’Europa. Noi studiamo, progettiamo e costruiamo uno stand personalizzato al 100% costruito sull’immagine di un’azienda. Studiamo per il cliente dal piccolo espositore al grande stand seguendo tutte le fasi dalla progettazione, produzione fino cantiere/allestimento. In questo caso si tratta di un gioielliere italiano di Valenza in provincia di Alessandria, Roberto Demeglio. Lo seguiamo da quattro anni, la fiera sarà dal 23 al 30 Marzo e i suoi vicini di stand saranno Rolex, Chanel, Cartier e altri grandi nomi della gioielleria internazionale.”

Render Roberto Demeglio

Cosa vi aspettate dal futuro?
“Che sia sempre una sfida, perchè ci piacciono e ci vengono anche bene!”

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