B. UNCONVENTIONAL
Lascia un commento

IF BAGS: la chiave è il Temporary [Intervista]

Se non ne avete già una, è probabile che quantomeno le abbiate viste in giro indossate da qualcuno. Se non è così, allora è arrivato il momento di conoscere le IF BAGS. Nate da un’idea di Isabella de Felice (industrial designer), Francesca Mesiano (scenografa) e Claudia Legnani (imprenditrice) queste borse e zaini in eco-pelle pensato, assemblato e cucito a mano in Italia non possono non conquistarvi. Ma per scoprire dove, come e perchè è nata la magia, abbiamo intervistato Isabella de Felice.

Com’è sono nate le IF BAGS?

“E’ una storia bizzarra. Un giorno nel 2012, Francesca (che all’epoca era la mia coinquilina) ricevette del tessuto in Eco-pelle e noi pensammo di utilizzarlo per crearci uno zainetto, con l’aiuto della portinaia del nostro palazzo. Quando cominciammo a portare la sacca in giro, molti amici e conoscenti iniziarono a notarle e chiederle per loro stessi. Ci sembrò strano. Ma ci eravamo anche incuriosite, per cui cominciammo a fare dei mercatini in giro per Milano nel tempo libero, visto che all’epoca avevamo un altro lavoro.”

E poi?
“Poi abbiamo lasciato i nostri lavori! Una volta capito che la cosa poteva avere un futuro, abbiamo deciso di dedicarvici anima e corpo.
Una delle prime cose che abbiamo fatto è stato aprire un temporary store in una stanzetta del RAL BAR (in Via Corsico a Milano). Era una stanza piccola con una vetrina, in pratica l’antibagno del locale, per cui ogni sera bisognava rimettere tutto a posto. E’ stato il nostro primissimo step concreto, ma ci è servito per capire molte cose e sperimentarne alcune che adesso sono uno dei nostri marchi di fabbrica, come la personalizzazione degli zaini.

Da li abbiamo poi cominciato ad essere conosciute nel mondo cosiddetto “underground”. E non conoscendo così bene il mondo del fashion abbiamo cominciato a frequentare le fiere come PITTI, Maison Objet, o Premiere Class (a Parigi).

Adesso grazie ad una crescita graduale ma costante, oltre a me, Francesca e Claudia nel nostro team ci sono Lucia che si occupa di Marketing e Maria Alba che cura le vendite.”

Chi sono i vostri investitori?
“Noi stesse! Non abbiamo mai avuto un business angel o un investor, non li escludiamo per principio ma ad oggi non li abbiamo mai cercati. Abbiamo investito di tasca nostra, consapevoli dei rischi ma anche decise a mettercela tutta. Partecipare alle fiere da sconosciute ad esempio è sicuramente dispendioso, ma ci ha aiutato tantissimo quindi è stato un ottimo investimento.”

Come e dove distribuite i vostri prodotti?
“Oltre all’Italia, abbiamo un distributore in Spagna e da due mesi uno negli Stati Uniti. In particolare lì la situazione è molto interessante, perché c’è un modo diverso di lavorare. Ad esempio, quando prendi un ordine in fiera lì ti danno la carta di credito di modo che tu possa segnarti i numeri per un pagamento immediato. Quando l’ho raccontato alle mie socie non ci potevano credere. L’approccio è diverso, sono molto più pratici e pragmatici. Il distributore che abbiamo in Francia, a settembre del 2016 ci disse a Parigi che il mese dopo sarebbe venuto a trovarci in Italia per conoscerci meglio. Indovina? E’ venuto! Noi non ci avevamo quasi dato peso pensando che non si sarebbe mai presentato, e invece è stato 2 giorni a Milano e ci ha anche chiesto di organizzare una cena informale. E’ un modo diverso di fare business, molto stimolante.”

Giovani e nuove frontiere del lavoro: che ne pensi?
“Mettiamola così: io sono arrivata a Milano 10 anni fa avevo una linea di accessori in plexiglass ed ero l’unica fra i miei coetanei a fare una cosa del genere. Adesso è all’opposto: sono più le persone in proprio che quelle assunte da qualcuno.

Tanti si lamentano della partita IVA come costosa e poco affidabile, ma già solo il fatto di essere costretti ad aprirla può stimolarti ad utilizzarla per fare qualcosa di tuo. I mezzi e i canali ci sono e sfruttarli sembra quasi obbligatorio (basti pensare a Etsy, eBay, Uber e tanti altri). Per fare un esempio, in Puglia e in Campania negli ultimi tre anni un numero alto di miei amici hanno iniziato ad affittare delle camere. Ad una cena poco tempo fa su dieci commensali almeno 4 erano proprietari di spazi su AirBnb. Il mondo è già cambiato, non sta cambiando.”

‘Start Up’ è già un termine vecchio oppure no?
“In passato io associavo questo nome alle aziende legate alla tecnologia, pur sapendo che si tratta di un mio personale punto di vista. Alla fine è solo un termine per definire una nuova azienda, ma forse dopo il boom degli primi anni 2000 l’interesse generale è un po’ sceso. Sicuramente noi possiamo identificarci con una start up per le difficoltà incontrare anche solo di orientamento: all’inizio noi pensavamo di avere più a che fare con il design che con la moda, ma abbiamo dovuto ricrederci. I nostri prodotti si distribuiscono meglio su determinati canali, per cui da noi in Italia ad esempio la boutique spesso non è il target più adatto. All’estero spaziamo tra i gift store e concept store, e queste differenze hanno creato un po’ di confusione all’inizio. Non avendo dei canali di vendita ben delineati è più difficile, ma ormai abbiamo rodato un buon meccanismo e lo conosciamo.”

Come realizzate i vostri prodotti?
“Facciamo tutto a Milano. Scherziamo sempre con Claudia, che è la contabilità fatta persona, visto che per produrre in casa devi essere molto organizzato, mettendo in conto che non è sempre la soluzione più economicamente conveniente. Ma è stata una scelta sentita perché volevamo seguire tutte le fasi della produzione.

Detto questo, la nostra collezione continuativa è di 23 colori. Negli anni si sono aggiunte alcune varianti di “double” (zaini a due colori) creando una trentina di colori aggiuntivi. Ogni sei mesi presentiamo una collezione nuova, mentre i best seller della collezione precedente restano sempre in produzione, sia sul sito che in negozio. Negli ultimi tempi infine abbiamo cominciato a sviluppare degli zaini strutturati e delle borse da donna, due prodotti che ci hanno richiesto in molti.”

Cosa rappresenta per voi il temporary retail?
“Gli diamo moltissima importanza, è una parte fondamentale della nostra strategia di business. A Milano abbiamo un temporary cosiddetto “lungo”, nato come temporary per sei mesi e poi diventato fisso. Abbiamo anche un negozio a Lecce, uno a Salò e uno a Mykonos in Grecia. Da quattro anni durante il Salone del Mobile di Milano abbiamo sempre un temporary in Tortona, perché funzionano benissimo. Proprio per questo stiamo pianificando l’apertura di altri temporary store nei prossimi due anni.

Certo, non si può aprire qualunque cosa e dovunque (Lecce a Febbraio non è proprio affollatissima) ma se si riesce a trovare la giusta combinazione fra location e costi allora è una soluzione più che redditizia. Lo consiglierei a tutti e, infatti, lo faccio!”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...