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POLI.Design Milano: parte a Maggio la IV edizione del corso in Temporary Retail

Noi lo ripetiamo da sempre: il temporary è qui per restare! Sembra un ossimoro, ma in realtà questo fenomeno ormai mondiale non accenna a rallentare la sua ascesa come uno dei metodi più efficaci di fare retail. La pensano allo stesso modo al POLI.design del Politecnico di Milano, che lancia la IV edizione del Corso in Temporary Shop & Retail Design in collaborazione con Assotemporary, e di cui What a Space è fiera di essere partner tecnico.

Evoluzione delle 7 edizioni di “Temporary Space & Ehibition Design” e “Temporary Shop Design”, il corso ha (come nelle precedenti edizioni) il patrocinio di AIPi Associazione Italiana Progettisti d’Interni. A conferma poi della concretezza dei progetti sviluppati in aula, nell’edizione 2016 ASUS ha lanciato, in qualità di sponsor d’eccezione, un brief per l’ideazione di un nuovo concetto di shop in shop, individuando a fine percorso un progetto vincente.

Durante il Corso (della durata di 120 ore totali) si indagherà sulle nuove dinamiche di design, trends e comunicazione che influenzano il mondo dei temporary shop, pop-up store e “shop in shop”, saranno esplorate le indicazioni provenienti dal mercato mondiale e le realizzazioni più significative, senza tralasciare le principale normative che regolano questo campo.

Ma per saperne di più abbiamo intervistato direttamente il Direttore del corso, Gianpietro Sacchi.

Gianpietro Sacchi, Direttore del corso

Quando e come è nata l’idea di fare un corso specifico per questa particolare tipologia di retail?
“L’idea è nata nel 2008 ed è stata messa in pratica con la prima edizione nel 2009. All’epoca aveva un taglio leggermente diverso da quello attuale, con tematiche più trasversali che strizzavano l’occhio al mondo dell’allestimento, dal quale prendevano ispirazione per le tecniche di realizzazione ed i materiali utilizzati. Ma volendo tornare ancora indietro, direi che le prime avvisaglie di questo fenomeno sono arrivate dall’estero, nel 2003 in UK e poi dagli States. Il 2008 poi ha visto le prime realizzazioni significative nel mondo della moda. Oggi è un fenomeno trasversale, che spazia in ogni ambito del retail: dal food alla tecnologia, dal fashion ai motori.

La denominazione attuale del corso infatti, “Temporary Shop & Retail Design”, nasce proprio da questa evoluzione, per sposare questo fenomeno specifico nella sua interezza, rendendolo unico nel suo genere.”

Per occuparsi di temporary retail, con quali “armi” bisogna scendere in campo?
“Sicuramente è necessario avere una conoscenza precisa del mercato di riferimento, delle dinamiche che lo regolano e delle nuove tendenze in atto. Serve comprendere e saper gestire le problematiche peculiari di uno spazio temporaneo, che ormai sempre più spesso assume valenze progettuali di alto livello.
Il temporary retail è forse l’ambito dove il progettista deve saper interpretare con maggior velocità e precisione le aspettative del brand, per soddisfare le aspettative di coloro che frequenteranno quello spazio. In pochissimo tempo dovranno diventare “parte di una storia” raccontata dal progetto, sia che si tratti di uno spazio adibito alla vendita che di un luogo di comunicazione pura.”

Come sarà organizzato e quali tipi di strumenti intende fornire il corso? Chi parteciperà?
“La prossima edizione prenderà il via l’8 e terminerà il 26 maggio 2017. Come di consuetudine, il percorso formativo sarà diviso in due parti. Nella prima saranno erogati contributi frontali da architetti, esperti di marketing, trend setter, scenografi e light designer tra i più quotati del settore. Nella seconda parte i partecipanti affronteranno un progetto, per mettere immediatamente in pratica le conoscenze acquisite. Il corso è estremamente interattivo e da sempre crea sinergie tra i partecipanti e i docenti che spesso sfociano in collaborazioni professionali. Come nelle precedenti edizioni, i partecipanti verranno seguiti ed affiancati in aula durante tutto l’iter didattico e progettuale, da me e dall’Arch. Alberto Zanetta, coordinatore del corso.

Si parlerà quindi di progettazione, materiali, illuminotecnica di comunicazione, budget e business plan e comportamenti dei consumatori. Vogliamo dare una visione completa e trasversale del mondo temporary e più in generale di retail, e anche per questo si progetterà una location reale, seguendo un brief specifico, grazie ad un metodo progettuale molto efficace.”

Quale esempio di temporary retail degli ultimi tempi ti ha colpito particolarmente?
“Potrei fare diversi esempi, che ormai hanno fatto storia, ma in particolare due riflettono bene due modalità diverse di fare temporary store.
Nel 2016, il temporary di Viaggiator Goloso (brand premium di UNES/U2) suggerì al brand di trasformarsi in un punto vendita permanente sul territorio milanese: di questa iniziativa è sicuramente apprezzabile la capacità di interpretare al meglio i risultati e tramutare immediatamente in business le risposte ed i gusti dei consumatori.
Il più recente pop up store di Louis Vuitton in Brera invece, a mio avviso, ha incarnato la capacità del progettista di trasferire i valori del brand (soprattutto della nuova collezione primavera/estate) in un esperienza immersiva e “decisamente Vuitton”. Qui la location si fonde con la collezione e l’abbigliamento con l’arredo. Una progettazione fluida, morbida, oserei dire perfetta!”

Cosa prevedi per il futuro del temporary retail?
“Per vocazione il temporary retail è sempre stato e credo sarà sempre un ambito di sperimentazione e spinta, sia dal punto di vista del design e dei format di vendita che della tecnologia a supporto della shopping experience. E’ una formula vincente per testare il mercato e le nuove tendenze, se non addirittura per creare nuovi bisogni e mettere a punto strategie vincenti.
Per individuare e monitorare i canali di comunicazione più diretti ai processi decisionali d’acquisto, vengono sempre di più utilizzate le indicazioni suggerite dal neuromarketing, disciplina che fonde il marketing tradizionale con neurologia e scienze comportamentali.
Come in ogni realizzazione efficace e vincente, il processo creativo dovrà essere supportato da una approfondita conoscenza e  una precisa metodologia progettuale.
Infine,  ritengo che in ogni caso le nuove tecnologie quali la realtà aumentata, l’utilizzo dei display OLED, dei materiali “intelligenti” e tutto ciò che riguarda gli acquisti senza l’utilizzo di denaro contante, saranno sempre più utilizzate.”

Per maggiori informazioni sulla didattica del corso cliccate qui mentre per le procedure di iscrizione, scrivete direttamente a iscrizioni@polidesign.net.

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